Batte l'onde la prora.

Forte è il richiamo fondo,
come di nascite perdute.

Rincalza il vento pieghe
radendo il sole
a velo di gabbiani.

  Batte l'onda la prora
Incerta luce sale dagli abissi
Solitudine
La morte
Blando il tono, socchiusi gli occhi
Se l'altra realtà è una stanza...
Santuario della Corona

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Incerta luce sale dagli abissi
e vivo, sulle rive lancinanti
di ghiaie acute, un tempo 
che beneficio sembra, o sole.

Pudore di colchici viola tradisce
essenze di euforie neglette.

Ineluttabile gusto del giorno che viene
in fervore di fronde
cariche di pioggia.

Primigenia voce chiama
in risonanze cupe
e si confonde in echi di tamburi.

Coraggio di respiri e di silenzi.

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Solitudine

Non parlo più.

Stacco le mie catene dalla riva.

Affondo sassi e lieve di zavorra
punto l'aguzzo sole che mi muove
verso l'albeggio d'un mattino breve.

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La morte

Ricorderai gli incastri del gran gioco
quando, serrato il libro, udrai le voci
dell'indiscusso senso della vita.

Antico canto d'ogni cosa e l'ombra,
chioma e radice di un'eterna pianta,
cadrà.

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Blando il tono, socchiusi gli occhi,
fermo, il viandante sorto dalla nebbia.
La sua domanda cade tra le rocce
nel cerchio che la brina trascolora.

Plasma la notte il tempo e lo conduce.
Fiabesco il raggio di una mezzaluna
cadendo abbaglia fasci di catene
verdi, come fiori di caprifoglio.

Rivoli di cristalli e bacche di rubino.

Tende le mani, sfuma una visione.
Un canto, repentino, allunga e muore,
per impennarsi alto oltre le guglie
dove, nel vento, sta sorgendo il sole.

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Se l'altra realtà è una stanza, fredda di male
sbalzata nel vuoto all'ultimo piano
dell'inesistente, scendo ora su gambe
malferme tutti i gradini dell'ignoto. Piango
e ricomincio da capo a tastare nell'ombra
il terreno senza vedere, lenta, camminando.
Mi ascolto nel silenzio e tengo al petto
gli echi delle paure tormentate. Oltre
qualcosa c'è che attende l'orme del tempo
nuovo che i bivi neri vanno diramando.
M'attarderò soltanto per fissare, rapido
sulle guglie, il balenìo del sole nella sera.
Finché l'alta certezza rifletterà nell'alba
ci saranno fronde per noi e lunghi rami
saldi, che lievi renderanno le salite.

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Santuario della Corona


Fuori del cielo
rumori di pensieri
empiono le correnti
ininterrotte
del divenire.

Fianco a fianco
sui gradini
di un calvario umano
ascoltiamo pietre
cadere nella nebbia.

Uccelli smarriti
urtano tra le fratte.

Nessuno sa di noi.

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