Ti tengo la mano
finché posso e non mi perdo
tra tante vere storie
sommerse nel buio
come galeoni fra scogli.

Ti tengo la mano
Accadrà che tu veda
Non ho potuto
Anche se non sapevo del tuo uscire
Riprendo il cammino
E' sera. L'aria ci dice...
Inconsumata gioia

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Accadrà che tu veda,
alto, sui campanili di pietra,
strade che non hai fatto, 
per venirmi incontro
ed accordare i passi
nei labirinti faccettati
dove io mi muovevo.

Accadrà che tu sappia
che non per me ritornavo
nell'intrico di siepi
ad apprestarmi al salto,
col sole che mi ardeva le mani
sulle lastre nere.

Accadrà che tu vinca 
tutto il presente, 
e il tempo che non viene
comprenda. 
Perché è già stato 
lo sguardo che ti volgo.
E l'arco della sera
è bisbiglío di passeri
alla luce. 
 

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Non ho potuto,
in autunni come questo,
nuotare nell'aria,
tra volute di foglie.

Non ho potuto 
nel passaggio dei giorni,
con le noci nei cesti,
i piedi caldi di lana,
imprigionare ore
nei cancelli.

Lascia che prenda
adesso le tue mani,
circondati di pioggia,
in distese d'erba,
sulle rive dei fiumi,
finquando durerà.

   

 

 

   

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Anche se non sapevo del tuo uscire
tra la gente, pago m'invade adesso
che tu torni il senso dell'incontro
a mezza strada, come t'avessi
camminato accanto sull'acciottolato
della Via Cappello; soli, isolati,
con del tutto il niente,
a farci paravento e le risate
nel nostro vaporare di parole:
idiomi di fierezze e di silenzio. 

   

 

 

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Riprendo il cammino.
Disperdo nella pioggia
quello che c'era.
Tracce di vecchi passi.
Sofferenze antiche,
colori morti delle cose
umane.

M'accosto e tu non dire
più parole.
Ripetimi le leggi
del sapere, 
le stesse che t'ho insegnato,
fa che non senta
più fatiche o danni
e che capisca
quel che non capivo.
Placa le mie tempeste,
unisci il mio grido al tuo.
Diventi volontà
il mio desiderio
e si trasformi il poco
in infinito.
   

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E' sera. L'aria ci dice, carica
sulle foglie di un vapore di serra,
che l'estate nuova di questa volta
ci accoglie ritornati, e ci conosce.

Casa, nuova dimora ricostruita
che di un tuo passo,
un pensiero, un gesto, cresce.

Anche di me tu fai
che nuova, sempre, ad ogni più rude
voce del passato non presti ascolto.

E se rientri con me, alte le mura,
non solo quelle chiudi, che altre
avverse presenze tu puoi trattenere.

Tu. Che mi respiri accanto e sei rifugio.

   

 

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Inconsumata gioia
che non viviamo
di sotto le palpebre 
chiuse.

L'indefinito arduo potere
attende l'alba
per esserci reale
nelle mani.

 

 

 

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